Codice appalti: l’AdEPP si oppone.

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Codice appalti: l’AdEPP si oppone.

 

“Le premesse sono ovviamente condivisibili, perché contenute nei dettati delle leggi, le conclusioni, alle quali è giunta l’AdEPP attraverso il confronto con i 20 Presidenti, sono esattamente opposte: siamo Casse privatizzate e dobbiamo essere esclusi dal codice degli appalti pubblici”.
E’ questo il primo commento di Andrea Camporese, Presidente AdEPP e Inpgi, alla delibera dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici che sostiene una totale equiparazione del mondo della previdenza privata alle regole applicate in ambito pubblico.
“Non si può risolvere la questione adducendo l’obbligatorietà della contribuzione previdenziale come elemento sufficiente e cogente nell’attrazione del sistema in ambito pubblico definendo le Casse addirittura organismi di diritto pubblico. La finalità pubblica – continua Camporese - questa sì evidente, è sottoposta al divieto a fruire di finanziamenti pubblici o altri ausili pubblici sancita, tra l’altro, dalle stesse leggi di privatizzazione e giustamente richiamata dall’Autorità”.
Quando si ricorda la sentenza del Tar, avversa ad Enpam, va anche ricordato che la giurisprudenza in materia non appare univoca, altre sentenze sono di segno opposto. L’Ente dei Medici, affiancato dall’AdEPP, ha già deciso di impugnare davanti al Consiglio di Stato il pronunciamento specifico.
Gli obblighi di vigilanza dei Ministeri dell’Economia e del Lavoro, la presenza dei loro designati all’interno degli organi statutari di ciascuna Cassa, compresa la presidenza dei collegi dei sindaci, le ulteriori verifiche della Corte dei Conti e l’esistenza di una specifica Commissione Parlamentare appaiono più che sufficienti, in alcuni casi ridondanti, a garantire un controllo sulla legittimità e sulla trasparenza delle procedure di appalto che comunque sono sottoposte al vincolo della pubblicità. Ci si prospettano ulteriori vincoli e ulteriori controlli? Non crediamo sia sostenibile ed, in ogni caso, la stessa Autorità pone la questione al Parlamento, essendo evidente un conflitto di interpretazione delle norme esistenti non risolvibile con semplici punti di vista giuridici.
Anche noi chiediamo al Parlamento una soluzione della questione, in senso diametralmente opposto. Da anni sosteniamo un definitivo chiarimento sul nostro profilo di privatizzazione, sui controlli ai quali siamo sottoposti e sul nostro diritto, per il bene degli iscritti e nella massima trasparenza, a decidere in autonomia le procedure di gestione e gli impianti previdenziali e statutari.
 

16 febbraio 2011